mercoledì 4 dicembre 2019

Il donzelletto che vien dalla campagna (seconda puntata)


Seconda puntata
“Ohibò cosa vedono i miei occhi!” La tronfia senatrice, passata per il borgo natio del giovin donzelletto, nota molti fanciulli non più imberbi, i quali strombazzano con le moto truccate a scureggetta, scambiando le marmitte per falli da satiri. La maschialità oziosa si diffonde nell’aria, tra mozziconi sfumacchiati e giornaletti tipo “il tromba” dove le donne vengon trattate a colpi di turbonerchie. Il donzelletto ci sguazza nel testosterone, con una mano nell’acquasantiera e l’altra sulla cippa. La prode Annuzza sente la puzza di elettore e di relativi genitori i qual, pur di sistemare il figli allergico all’abeccedario, son disposti a far votare la famiglia, compresi i trisnonni già morti e putrefatti al fin di sistemare bellamente l’accidioso giovinetto. “Ci sarebbero tanti bei posti per posteggiare stabilmente il figliuolo” esclama la senatrice all’indirizzo del silenzioso padre, il quale baciar vorrebbe la mano porcina e inanellata. Subito il contratto è stabilito, segnati nomi e cognomi, l’astuta candidata ricorda ai timidi cafoni quali siano le combinazioni  da apporre sulla scheda, ricordando che, nel segreto dell’urna, Dio vi vede ma anche donna Anna calcola. Dopo mesi di sollazzo, a proclamazione avvenuta, il donzelletto vien chiamato al cospetto dell’eletta. “Ricorda eterna gratitudine a ciò che ti donai e giammai sorprendoti a negare aiuto agli amici degli amici quando sarai abbastanza vecchio per contare qualcosa”. Come il marchio a fuoco per il vitello, l’ex villico ormai civilizzato dallo spirito santo della raccomandazione, si forgia nel cervello il do ut des. E’ pronto per la casa, la chiesa, la sposa… (continua)



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